Descrizione
Storia
Questa annata è caratterizzata da un inverno mite e un’estate calda, che ha favorito una maturazione anticipata e compatta delle uve; il blend è stato sapientemente calibrato tra Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, restituendo il caratteristico stile bolgherese con grande personalità.
Vitigno
Circa 85% Cabernet Sauvignon e 15% Cabernet Franc.
Vinificazione
Fermentazione con macerazione di 14–18 giorni, seguita da malolattica e affinamento per 24 mesi in barrique, sia nuove che di secondo passaggio, bilanciando struttura e finezza .
Grado alcolico
12% (minimo previsto per la DOC).
Note di degustazione
Colore rubino intenso. Al naso emergono frutti neri maturi come ciliegia, cassis e mora, arricchiti da spezie, tabacco, e sfumature di cedro, vaniglia e minerali. Il palato è opulento ma equilibrato, con tannini setosi, acidità vibrante e una lunghezza sapida e persistente.
Possibili abbinamenti
Perfetto con selvaggina, brasati, bistecche, e formaggi stagionati. Grazie alla struttura, può evolvere fino al 2035 senza perdere fascino.
Brand
Tenuta San Guido
Nei primi anni venti in Italia, Mario Incisa della Rocchetta, appassionato di vini francesi ed in particolar modo dei grandi vini rossi strutturati di Bordeaux, si accorse che il territorio della costa Tirrenica della zona di Bolgheri presentava molte similitudini geografiche, di clima e di terreno con la zona del Graves di Bordeaux. “Graves” significa infatti ghiaia, proprio per la composizione sassosa dei terreni dell'area francese, proprio come “Sassicaia” all’interno della Tenuta San Guido di loro proprietà. Quindi cominciò a pensare ad un taglio bordolese prodotto in quella zona e iniziò le sperimentazioni nei primi anni ‘20 arrivando a buoni risultati, seppur ancora il vino non venisse invecchiato a lungo in botti di rovere. Infatti, dal 1948 al 1967, il Sassicaia rimase ad uso e consumo strettamente privato nella tenuta. Ogni anno però, poche casse di vino venivano messe ad invecchiare nella cantina di Castiglioncello. Assaggiandolo, il marchese si cominciò a rendere conto che le vecchie annate, col passare del tempo, miglioraravano sensibilmente, trasformando i propri difetti addirittura in virtù. Forte ed entusiasta di queste considerazioni, si investì nelle tecniche di vinificazione e il 1968 per la prima volta il prodotto venne immesso in commercio, con un’accoglienza degna di un Premier Cru bordolese. Negli anni successivi vennero implementati i locali con la creazione di una cantina a temperatura controllata, acquisizione di tini d’acciaio per la fermentazione e barriques di rovere francese destinate all’elevazione e invecchiamento dei vini.